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Spazio aperto: è la pagina che ospita
le osservazioni, i commenti e i suggerimenti dei lettori sui contenuti
di RM; costituisce il necessario strumento di comunicazione
(resa adeguatamente tempestiva dal mezzo telematico) all'interno della
comunità scientifica che RM intende promuovere.
Queste le prime questioni di rilievo poste
da alcuni lettori attraverso l'apposito Libro degli ospiti
o i messaggi inviati direttamente alla Redazione di RM <redazione@retimedievali.it>:
Finestre aperte e chiuse
La domanda ci consente di chiarire i criteri
editoriali adottati a tale proposito da RM: le soluzioni
non sono infatti casuali, ma rispondono a propositi ben definiti.
In primo luogo, chi sfogli le pagine di
una sezione di RM (per esempio questa) attraverso
la barra verticale dei links posta in alto a sinistra di ogni pagina
di RM (compresa questa) resterà sempre nell'ambito
della medesima finestra del browser, salvo quando un collegamento
attivo non condurrà all'esterno della sezione; in tal caso - sia che
si tratti di una pagina di un'altra sezione di RM, sia che si tratti
di una pagina di un altro sito nel web - si aprirà un'altra finestra
del browser.
In secondo luogo, chi sfogli le diverse
sezioni di RM attraverso la barra orizzontale dei
links presente nell'intestazione di tutte le pagine di RM
(compresa questa) vedrà aprirsi una finestra del browser ogni volta
che uscirà dalla sezione di RM in cui si trova (lo
stesso vale per la pagina di Presentazione
di RM, ove la barra dei links è verticale). Ogni sezione di RM
ha un proprio colore, che è inteso non solo a differenziare intuitivamente
l'articolazione di RM, ma anche a orientare
immediatamente il lettore abituale; nondimeno, il passaggio da una
sezione all'altra è intenzionalmente rimarcato dall'apertura di una
nuova finestra di lettura.
Gli scopi di tale distinzione di massima
sono molteplici:
- innanzitutto, il lettore che si muova all'interno di una sezione
di RM non viene distratto dall'apertura di
finestre ulteriori, se non quando il suo percorso di lettura lo allontani
da essa (circostanza che gli viene, in tal caso, segnalata);
- al lettore che si sposti intenzionalmente da una sezione all'altra
di RM è data invece la possibilità di mantenere aperta
(sulla cosiddetta "barra delle applicazioni" del browser) la finestra
della sezione di partenza, per potervi eventualmente ritornare senza
percorsi labirintici;
- allo stesso modo, al lettore che attivi un collegamento all'esterno
di RM, è data la medesima possibilità di mantenere
aperta almeno una pagina di RM, per poter continuare
con agio la propria lettura.
L'opzione di fondo è per una lettura di
RM che si soffermi sui contenuti, che ne privilegi
la consultazione meditata e con agio, di contro a uno scorrimento
veloce e superficiale e al cosidetto 'surfing' di rete. Non abbiamo
remore, infatti, a dichiararci apertamente a favore dello slow
web.
Il Comitato di redazione di RM
(7 agosto 2000)
Le lingue di RM
Silke Ischen (Studienzentrum
Multimedia der Fakultät für Geistes- und Sozialwissenschaften, Universität
Karlsruhe), a nome anche dei "medievalists from Karlsruhe",
ci ha chiesto il 26 giugno 2000: "would it
be possible to publish the pages in the european main languages?".
Il gradito messaggio europeista dei colleghi
di Karlsruhe ci offre l'occasione per rendere più esplicite le scelte
assunte da RM in tema di lingue di pubblicazione
(in seguito a esso apriremo anche un'apposita pagina esplicativa nella
sezione RM Redazione).
Come abbiamo dichiarato nella Presentazione,
RM aspira a intervenire nei campi in cui si registrano le novità
più interessanti della medievistica italiana e internazionale. Promossa
da medievisti italiani, l'impresa prevede di collegare nelle proprie
"reti" un numero sempre crescente di colleghi europei e di altri continenti
(come testimonia lo stesso messaggio in questione).
Per queste ragioni RM è programmaticamente
plurilingue e pubblica testi nelle lingue delle principali storiografie
medievistiche: in quella italiana, ma anche in inglese, tedesco, francese
e spagnolo, nella convinzione che esse debbano appartenere al patrimonio
di conoscenze di ogni buon studioso dell'età di mezzo. Ogni contributo
originale è comunque corredato da un abstract in lingua inglese.
Fanno eccezione, ovviamente, le fonti, che sono invece editate sempre
nella lingua originale.
Solo le parti redazionali di RM
(presentazioni generali, di sezione, di rubrica) sono invece
tradotte completamente nelle altre lingue. Al momento, è già disponibile
la versione inglese, mentre
sono in preparazione le versioni in francese, tedesco e spagnolo.
Il Comitato di redazione di RM
(7 agosto 2000)
Pubblicazioni e citazioni on line
Diego Mammone (architetto),
ci ha scritto il 9 giugno 2000, chiedendo "come
sia possibile citare in eventuali pubblicazioni gli interventi da
voi pubblicati in Rete. O meglio: come viene accolta dagli studiosi
la citazione di una fonte della quale è possibile citare autore,
anno e sito di edizione ma che viene recepita come qualcosa suscettibile
di variazioni, quasi estemporanea?".
La questione sollevata è di rilievo assoluto
per l'editoria scientifica digitale e non riguarda pertanto soltanto
RM. L'uso di citare, in pubblicazioni a stampa di
carattere scientifico, le cosiddette "risorse" digitali sta cominciando
a diffondersi nelle varie comunità di studiosi, non ultima quella
dei medievisti. Questo processo segue evidentemente la progressiva
pubblicazione on line di studi, testi, edizioni e materiali di qualità
e rigore scientifico, per opera di studiosi specialisti.
Al contempo, si stanno affinando anche
i criteri di citazione delle pubblicazioni digitali (in senso lato),
sui quali si possono intanto consultare i seguenti repertori: Stefania
Manzi e Alessandro Corsi, Citare Internet: un repertorio di risorse
in rete (2.0), in ESB Forum: recensioni e contributi su cd-rom
e altre fonti informative elettroniche, a cura di Riccardo Ridi,
1997, <www.burioni.it/forum/citare.htm>
[6 settembre 2000]; ed Elena Boretti, Valutare Internet. La valutazione
di fonti di documentazione web, in AIB-WEB Contributi,
2000, <http://www.aib.it/aib/contr/boretti1.htm> [6 settembre 2000]. Per parte sua, RM
si limita a suggerire ai propri lettori - nelle Norme
- pochi elementi certi (autore, titolo, sito, url, data di edizione
e data di visita), ma sono in fase di messa a punto dei criteri comuni
insieme ad altre pubblicazioni medievistiche scientifiche, ai quali
daremo a suo tempo il dovuto rilievo.
La domanda di Mammone fa riferimento però
anche ad alcune delle caratteristiche sostanziali della scrittura
elettronica: la natura aperta del testo, la sua fluidità ed instabilità
- quel qualcosa, appunto, avvertito da molti come "suscettibile di
variazioni, quasi estemporaneo". Su questi aspetti non c'è evidentemente
consenso di posizioni tra gli studiosi (soprattutto tra gli umanisti),
la maggior parte dei quali appare sen'altro ancora legata a una nozione
di testo chiuso, finito, autoriale, e pertanto interpretabile filologicamente,
che la scrittura elettronica e la distribuzione telematica dei testi
sta erodendo e minacciando.
Una pratica già diffusa nelle pubblicazioni
digitali è quella di procedere per 'versioni' d'autore (datate e distinte):
è il caso, in RM, per esempio, del saggio ipertestuale
di Pietro Corrao, Un dominio signorile nella Sicilia tardomedievale.
I Ventimiglia nel territorio delle Madonie (sec.XIII-XV), giunto
alla versione 2.0, (2000), <http://www.storia.unifi.it/_RM/rivista/iper/venti.htm>.
Non c'è, in questo, nulla di estemporaneo - si noti - bensì l'esplicitazione
del percorso di lavoro e l'indicazione di una preservata possibilità
di valutazione scientifica dei risultati della ricerca. Su queste
questioni, si possono consultare, per una prima ricognizione dei problemi:
Raffaele Simone, La Terza Fase. Forme di sapere che stiamo perdendo,
Roma-Bari, Laterza, 2000, pp. 97-122; e Andrea Zorzi, Linguaggi
in mutamento, in Il
documento immateriale. Ricerca storica e nuovi linguaggi, a cura
di G. Abbattista e A. Zorzi, "L'Indice dei libri del mese", Dossier
n. 4 (maggio 2000), pp. II-III, ora anche all'url <http://lastoria.unipv.it/dossier/zorzi.htm>. Questi temi saranno inoltre tra quelli
affrontati e discussi nel primo workshop nazionale di studi medievali
e cultura digitale, Medium
Evo. Gli studi medievali e il mutamento digitale, coorganizzato
da RM, che si terrà a Firenze il 20-21 giugno 2001.
Il Comitato
di redazione di RM
(6 settembre 2000)
Siti professionali e siti amatoriali
Claudio
Attardi (curatore del sito Medio & evo <http://digilander.iol.it/claupat>),
ci ha scritto il 22 luglio 2001, ponendo, da un lato, il
problema della necessaria distinzione fra siti realizzati da "studiosi
specialisti a livello universitario" e "siti amatoriali"
presenti in rete "che non sempre uniscono la presentazione
grafica alla qualità della ricerca, e che a volte non danno
i necessari punti di riferimento critico alle loro affermazioni,
creando disorientamento negli utenti meno esperti, soprattutto i
più giovani, della fascia di scuola media-media superiore,
quelli cioè che usano abitualmente la rete", e proponendo,
dall'altro, che alcuni siti amatoriali "potrebbero essere
da voi analizzati ed eventualmente linkati in una sezione specifica,
perchè ci sono appassionati di storia medievale non professori
o non professionisti che lavorano bene, nonostante i limiti imposti
da internet".
Il lettore
pone un problema delicato e complesso con cui deve confrontarsi la
cultura storica professionale nel momento in cui sperimenta forme
di comunicazione telematiche che incidono sulla sua stessa configurazione.
La facilità di accesso al web consente infatti a chiunque di
proporsi apparentemente come "studioso" o "esperto"
e di far circolare le proprie proposte. Ciò significa che in
rete circolano sia idee maturate secondo i canoni della "scientificità"
disciplinare, sia idee del tutto al di fuori di essa.
Nel
ritardo che ha caratterizzato - almeno in Europa - la storia scientifica
e professionale rispetto a quella amatoriale nell'utilizzazione della
rete come strumento di comunicazione, le voci dilettantistiche hanno
colto in pieno l'occasione. Associazioni che celebrano l'anacronismo
o le ricostruzioni in costume, singoli eruditi di temi marginali,
collezionisti, dilettanti volenterosi ma ignari di ogni consapevolezza
metodologica, fino a cultori del "mistero" e della new
age, e a pseudo-storici revisionisti dalla forte ambiguità
ideologica o dichiaratamente nostalgici, inondano la rete di pagine
che condividono la subalternità del contenuto alla forma digitale
e ai suoi propri stili, e che - indistintamente - propongono un modello
di conoscenza storica incapace di rispondere a esigenze che vadano
più in là, nel migliore dei casi, della curiosità
occasionale e, nel peggiore, della deriva ideologica e culturale.
Non
si tratta di un fatto interamente nuovo: specie nel campo della medievistica,
il fascino esercitato da un'epoca lontana e scarsamente comprensibile
con i parametri propri del presente ha generato in altri tempi dei
modelli di "medioevo immaginario" anche molto diffusi nel
gusto e nella cultura comune: si pensi, per esempio, alla cultura
neomedievale dell'Ottocento europeo. Ma, appunto, di immaginario si
trattava, e compito degli studiosi - oggi come ieri - è stato
quello di costruire una conoscenza corretta del "medioevo reale"
(si vedano, a questo proposito, le pagine di Medioevo reale, medioevo
immaginario, <http://www.medieval-revival.org/italiano/welcome.htm>,
un pro-getto divulgativo curato da specialisti che illustra questi
fenomeni, o la sezione dedicata alle "Misconceptions about the
Middle Ages" da Online Reference Books for Medieval Studies
(ORB), uno dei maggiori siti medievistici statunitensi, <http://orb.rhodes.edu/non_spec/missteps/misindex.html>).
La cultura
storica, inoltre, ha uno statuto molto particolare. Essa è
da un lato patrimonio di professionisti, spesso molto specializzati,
organizzati nell'accademia e in centri di ricerca; dall'altro sembra
essere patrimonio di chiunque: tanto che specialisti di altre discipline,
dalla medicina alla fisica, ritengono - a volte a ragione - di essere
abilitati a trattare della storia della loro disciplina. L'identità
di comunità e di gruppi spesso si esplica in un intenso interesse
e nella pratica della memoria storica da parte di appassionati. In
questi casi, la ricerca e la lettura di storia vengono intese appunto
come mero esercizio di memoria, spesso al di fuori di ogni consapevolezza
dell'esistenza di uno strumentario di metodi, di un patrimonio di
riflessioni, di una tradizione storiografica continuamente rielaborata.
Nascono quindi storie locali o disciplinari di qualità spesso
bassa, che trascurano ogni riferimento a problemi attuali del dibattito
scientifico, e che, soprattutto, non risultano capaci di proporre
innovazione. Il loro limite sta soprattutto in questo, non tanto nel
localismo o nel provincialismo. Specificamente, per il medioevo, la
maggior parte dei siti amatoriali sono centrati su aspetti irrazionalistici,
magici e misteriosi. Di grande effetto e fascino sul grande pubblico,
ma lontanissimi dal lavoro dei medievisti che hanno profondamente
trasformato l'immagine dei cosiddetti "secoli bui", queste
iniziative confermano una visione del passato obsoleta, sterile, a
volte ambigua.
L'uso
di Internet ha dunque esaltato delle tendenze diffuse, fino ad annegare
le iniziative scientificamente attendibili in un mare di siti dilettantistici.
In questo livellamento, in questa tendenza a negare la professionalità
negli studi storici è stato visto talora un merito, anzi forse
il merito principale della rete: il fatto che il web possa stravolgere
le gerarchie fra accademia e amatori è stato presentato come
una sorta di rivoluzione che aprirebbe una strada di democratizzazione
della cultura storica (e non), che romperebbe il monopolio accademico
(visto come una struttura motivata esclusivamente da relazioni di
potere), dando voce e dignità a chi da quel mondo è
escluso.
Se queste
sono le argomentazioni di chi rivendica la "democratizzazione"
della cultura storica attraverso il web, va detto che l'argomento
è mal posto: qui non si tratta di accesso alla comunicazione
di punti di vista non ortodossi e originali, ma della capacità
di costruire tali punti di vista. La conoscenza storica è regolata
da norme consolidate nella tradizione, da metodologie riconosciute,
da un vivace dibattito di idee, e il suo prodotto è sottoposto
al controllo reciproco della comunità degli specialisti. Costoro
hanno seguito un percorso di formazione, a volte molto lungo, per
giungere a produrre conoscenza, per acquisire gli strumenti che consentano
di trasmetterla, con la pratica didattica quotidiana e con la divulgazione;
essi sono al corrente degli orientamenti della disciplina e dei dibattiti
in corso, dello stato delle fonti, sono in possesso degli strumenti
per giudicare l'affidabilità e il valore delle ricerche e delle
proposte storiografiche. Sono questi gli elementi professionali che
li distinguono dagli amatori.
Un altro
mito della rete, propagandato dai mass media in generale, è
poi quello che riguarderebbe la sua connaturata dimensione divulgativa,
di "uscire dalla cerchia degli specialisti": in base a questo
assioma vengono così celebrate iniziative che appaiono non
accademiche e non specialistiche e si propongono al largo pubblico.
Va però osservato come la divulgazione non sia solamente un
problema di comunicazione. Alle sue spalle sta infatti la capacità
professionale di produrre contenuti rigorosi, in sintonia con il dibattito
scientifico, di carattere innovativo e non ripetitivo di formule e
modelli che invecchiano. E di saperli produrre con un linguaggio appropriato.
Il contrario, in sostanza di quanto sostengono i cantori del dilettantismo:
l'innovazione non può che procedere dalla consapevolezza metodologica,
dalla padronanza degli strumenti della ricerca e della riflessione
storiografica. Chi ne è sprovvisto è difficilmente in
grado di produrre contenuti innovativi e resta subalterno a modelli
spesso obsoleti.
Oltre
alla valutazione della qualità, la distinzione fra materiali
di origine professionale e di alta divulgazione, e materiali amatoriali,
sta nella capacità di innovazione, nella produzione di conoscenza
storica. La pletora di siti amatoriali di argomento storico non innova
infatti minimamente rispetto alla tradizionale storia dei dilettanti.
Prodotti e gestiti per lo più da singoli appassionati, a volte
essi riproducono le tradizionali pagine di storia municipale, a volte
hanno l'ambizione di costituire punti di riferimento su un argomento
o su un periodo. Obiettivo delle iniziative di questo genere in rete
è quello di costruire reti di comunicazione sempre più
vaste fra appassionati, piuttosto che esplorare e utilizzare le capacità
di incremento di conoscenza che le tecnologie consentono o possono
consentire.
È
dunque necessario che i confini fra iniziative di amatori e di professionisti
(senza negare in linea di principio la legittimità degli uni
e degli altri, ma appunto su piani diversi) siano riconoscibili. Per
gli studiosi è infatti un'esigenza ovvia quella di prendere
le distanze da siti "medievali" che trattano del "mistero
delle rune", o da quelli "neogotici", o da quelli che
perpetuano vecchi luoghi comuni condendoli con qualche ricerca locale.
Un'iniziativa come RM, per esempio, fissa con rigore i confini
della qualità, attraverso il riconoscimento che i suoi collaboratori
ricevono nella comunità dei medievisti e la selezione dei materiali
pubblicati in base ai parametri comunemente adottati nella comunità
scientifica. Da ciò discende la scelta di instaurare rapporti
diretti e organici solamente con iniziative che abbiano analoga qualificazione
e che siano riconoscibili per la loro provenienza da ambiti dei quali
sia possibile verificare e valutare il rigore.
Conclusione
di queste brevi note può essere che, come in passato e più
che in passato, esistono nella storia in rete livelli e ambiti differenti
e l'importante è che ci sia chiarezza sulla loro distinzione,
in base alla qualità e all'affidabilità. Non è
detto, infatti, che non possano darsi siti amatoriali che propongono
conoscenze organizzate e strutturate secondo canoni comuni al mondo
degli studi medievistici professionali (è un esempio, in proposito,
il sito Duecento: la poesia italiana dalle origini a Dante,<http://www.silab.it/frox/200/pwhomita.htm>).
Non si tratta quindi di rivendicare monopoli, né di entrare
in concorrenza fra dilettanti e professionisti. Ci sono semmai da
esplicitare criteri e obiettivi della valutazione, riconoscere la
qualità e l'autorevolezza, evitare che l'"offerta"
indistinta di storia e di medioevo affoghi la qualità e l'innovazione,
che la superficialità e la mancanza di rigore e di originalità
immiseriscano la cultura storica del pubblico cui ci si rivolge.
Non
è possibile, naturalmente, esaurire un argomento di questo
peso nelle poche righe di Spazio Aperto. Rimane per esempio
fuori da queste note il problema della necessaria trasformazione indotta
negli studi medievali dall'irruzione del digitale e della telematica,
per il quale si segnalano i materiali prodotti nel I workshop nazionale
di studi medievali e cultura digitale, Medium-evo. Gli studi medievali
e il mutamento digitale (Firenze, 21-22 giugno 2001), <http://www.storia.unifi.it/_PIM/medium-evo>.
Si rimandano
però gli interessati ad alcuni contributi recentemente apparsi
sul tema, contenenti ampie indicazioni biblio e webliografiche:
- G. Abbattista, Dalla tipologia alla gerarchia. Idee per una valutazione
delle risorse telematiche per gli studi storici, in Cultura
comunicazione tecnologica, Ed.Vetta., Trieste, 1998, pp. 19-34;
- G. Abbattista, La valutazione/selezione delle risorse telematiche
per gli studi umanistici, in Il documento immateriale. Ricerca
storica e nuovi linguaggi, a cura di G. Abbattista e A. Zorzi,
in "L'Indice dei libri del mese", Dossier n. 4 (maggio 2000),
ora anche on line: <http://lastoria.unipv.it/dossier/abbattista.htm>;
- E. Boretti, Valutare Internet. La valutazione di fonti di documentazione
web, in AIB-WEB Contributi, 2000, <http://www.aib.it/aib/contr/boretti1.htm>;
- P. Corrao, Storia nella rete, storia con la rete, in "Nuove
Effemeridi. Rassegna trimestrale di cultura", a.XIII, n.51, 2000/III,
pp.53-60, ora anche on line: <http://www.unipa.it/~pcorrao/nefftxt.htm>;
- A. Zorzi, Comunicazione del sapere ed editoria digitale: problemi
e prospettive per gli studi medievali, in Medioevo in rete
tra ricerca e didattica, atti del seminario di studi (Parma, 24
gennaio 2001), in corso di stampa, ma già disponibile on line:
<http://www.dssg.unifi.it/_pim/aim/editoria.htm>;
- e i molti materiali prodotti in occasione del II workshop su studi
storici e biblioteche digitali, dedicato a La valutazione delle
risorse digitali: biblioteche ibride e studi storici (Firenze,
31 maggio - 1 giugno 2001), <http://www.dssg.unifi.it/_storinforma/Ws/biblio/ws-biblio-materiali.htm>.
Il Comitato di redazione di RM (2 ottobre 2001)
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