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Lo statuto dell’editoria scientifica digitale:
problemi e prospettive

a cura di Rolando Minuti e Andrea Zorzi

©  "Reti Medievali"


Presentazione

L’avvio di un’iniziativa editoriale esclusivamente telematica come "Reti Medievali" affianca una nuova pubblicazione scientifica di soggetto storico ad altre esperienze analoghe italiane già attive, alcune da più tempo – come "Cromohs. Cyber Review of Modern Historiography", avviata nel 1996 -, altre da pochi mesi – come "Scrineum. Saggi e materiali on-line di scienze del documento e del libro medievali".

Sono presenze, queste, che contribuiscono a qualificare il panorama nazionale dell’editoria digitale umanistica e che testimoniano lo sviluppo in corso nelle nuove forme di comunicazione del sapere storico. Per la storiografia italiana esse costituiscono una novità in senso assoluto; peraltro, esse si inseriscono in un quadro editoriale internazionale che muove anch’esso in questi anni i suoi primi passi.

Sia all’estero, sia in Italia – per quanto la dimensione della rete renda incerte ed ambigue le nozioni di nazionalità – si pone ormai in maniera crescente, e presto ineludibile, il problema dello statuto editoriale, del valore legale e della tutela del diritto d’autore nella saggistica umanistica, e storica in particolare.

Si tratta di un insieme di problemi e di temi intrecciati e talora confusi, sui quali va operata preliminarmente una distinzione euristica tra la tutela del diritto d’autore delle nuove forme di scrittura elettronica, da un lato, e il valore legale, ai fini del riconoscimento scientifico (e anche concorsuale, in ordinamenti come quello italiano) delle pubblicazioni digitali e on line, dall’altro.

La mancata definizione di un quadro giuridico chiaro, e l’incerta definizione di questi problemi può determinare un freno allo sviluppo dell’editoria digitale scientifica, a fronte delle potenzialità intuitive delle nuove tecnologie digitali. Il rischio è che gli scetticismi e i timori con cui l’ambiente scientifico e accademico ha accolto l’irrompere delle nuove tecnologie trovino nel ritardo della definizione normativa delle forme editoriali digitali il pretesto per non sperimentare nuovi canali di comunicazione e di validazione del sapere.

Per contro, le università, i grandi enti di ricerca, le biblioteche nazionali e di ateneo sembrano candidarsi naturalmente come luoghi di deposito e di certificazione dell’editoria elettronica, in un panorama che inevitabilmente riconfigurerà anche il ruolo degli editori a stampa tradizionali.

All’atto della sua nascita "Reti Medievali" ritiene pertanto opportuno avviare una riflessione sulle prospettive dello statuto dell’editoria scientifica digitale, invitando a parteciparvi alcuni esperti del settore e interlocutori qualificati.


Interventi

 

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