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Giovanni Vitolo Un nuovo rapporto tra Scuola e Università. © Giovanni Vitolo per "Reti Medievali" Il ministro dellIstruzione Letizia Moratti ha
annunciato la convocazione a Roma per il 19 e 20 dicembre degli Stati generali
dellIstruzione, in cui sarà discusso il nuovo testo di riforma dei cicli
scolastici, elaborato da una commissione presieduta da Giuseppe Bertagna. In quella sede
non potrà non parlarsi anche del problema della formazione dei docenti, attualmente
gestita attraverso il sistema delle Scuole di specializzazione per linsegnamento
(SSIS), che dovunque ha registrato difficoltà più o meno gravi di funzionamento, a causa
anche delle incertezze del quadro normativo. Sarebbe invece auspicabile che si puntasse
con decisione su una diversa struttura organizzativa, più facilmente gestibile, ma nello
stesso tempo capace di coniugare unitarietà degli obiettivi formativi e valorizzazione
della progettualità dei docenti, lasciando in vita le attuali Scuole soltanto per qualche
anno ancora, per consentire di accedere allinsegnamento a coloro che ora stanno per
laurearsi. A regime la formazione dei docenti dovrebbe essere gestita invece da
università e scuola, ma con una netta distinzione di compiti: alluniversità la
preparazione di carattere disciplinare, alla scuola il compito di gestire il tirocinio
degli aspiranti docenti e il tutorato di quelli neoassunti nel periodo del loro
straordinariato. In concreto il percorso potrebbe essere questo: Ai laureati del vecchio ordinamento si potrebbe imporre il ritorno alluniversità solo per il conseguimento dei 60 crediti in scienze delleducazione e tirocinio, oltre che per quelli eventualmente necessari per colmare lacune di carattere disciplinare in riferimento alla classe di abilitazione prescelta. Dove conseguire la laurea specialistica per linsegnamento? Non cè bisogno né di apposite facoltà né di strutture interfacoltà: chi aspira ad insegnare agraria, matematica, scienze conseguirà la laurea nelle rispettive facoltà, frequentando, attraverso lo strumento della mutuazione, i corsi di scienze delleducazione nellunico posto dove ha senso che siano, vale a dire in una facoltà umanistica, che potrebbe nascere dalla fusione di quelle attuali di Lettere e Filosofia e di Scienze della formazione: facoltà che propongo di chiamare, appunto, di Scienze umanistiche e che dovrebbe portare al superamento di quella annosa competizione tra pedagogisti e disciplinaristi, che finora è servita solo a complicare le cose, arrecando danni sia alla scuola sia alluniversità. Il docente-tutor Un ulteriore approfondimento merita la figura del docente-tutor, da reclutare sulla base di titoli didattici e scientifici. Per titoli didattici si intende ovviamente in primo luogo lanzianità di servizio, ma accanto ad essa vanno poste anche la produzione di sussidi didattici, la frequenza di corsi di perfezionamento, lelaborazione di progetti. I titoli scientifici dovrebbero essere invece costituiti da pubblicazioni relative sia allambito psico-didattico-pedagogico sia a quello più strettamente disciplinare. Il docente-tutor andrebbe inserito in un apposito albo, da aggiornare periodicamente, e quindi con la possibilità per un docente più giovane e più impegnato di scavalcare in graduatoria quelli più anziani ed eventualmente diventati meno produttivi: il tutto, in una logica interamente basata sul merito e aliena da ogni forma di automatismo di carriera. Linserimento in un albo del genere dovrebbe, inoltre, costituire titolo di grande peso per il reclutamento dei docenti universitari nellambito delle discipline a forte contenuto didattico, quali, ad esempio, didattica della storia, didattica del latino, didattica della geografia ecc. Il dottorato di ricerca Tra i titoli scientifici un adeguato rilievo andrebbe
riconosciuto anche al dottorato di ricerca. Attualmente solo pochi di quelli che lo
conseguono in discipline umanistiche accedono alla docenza universitaria; ma questo non
significa che debbano essere considerate uno spreco le risorse umane e finanziarie
investite dalle varie sedi universitarie nella formazione degli altri dottori di ricerca,
molti dei quali finiscono con il volgersi allinsegnamento secondario. Essi sono da
considerare, infatti, una risorsa per il mondo della scuola, potendo contribuire
allinnalzamento del livello professionale del corpo docente, ma a patto che li si
utilizzi in maniera adeguata; il che potrebbe avvenire attraverso un percorso
differenziato a secondo della laurea specialistica conseguita: [Già a stampa in"Il Sole-24 ore", 2 dicembre 2001, p. 14] |