{"id":495,"date":"2024-12-04T18:01:55","date_gmt":"2024-12-04T17:01:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rm.unina.it\/?p=495"},"modified":"2024-12-05T08:45:42","modified_gmt":"2024-12-05T07:45:42","slug":"scomparsa-di-christiane-klapisch-zuber","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rm.unina.it\/?p=495","title":{"rendered":"Ricordo di Christiane Klapisch-Zuber (1936-2024)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"http:\/\/www.rmoa.unina.it\/7018\/\">&lt;http:\/\/www.rmoa.unina.it\/7018\/><\/a> per la bibliografia degli scritti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Nata in Alsazia, a Mulhouse (Haut-Rhin), il 30 novembre 1936, Christiane Klapisch-Zuber \u00e8 morta a Parigi il 29 novembre 2024, alla vigilia del suo 88\u00b0 compleanno.<\/p>\n\n\n\n<p>Christiane Klapisch-Zuber entra all\u2019<em>\u00c9cole Normale Sup\u00e9rieure<\/em> di S\u00e8vres nel 1955 e supera il concorso dell\u2019<em>Agr\u00e9gation<\/em> in storia e geografia nel 1959. Dopo il suo coinvolgimento militante con il <em>Front de lib\u00e9ration nationale<\/em> alla fine della guerra d\u2019Algeria (per il quale \u00e8 incarcerata alla Roquette, a Parigi, dal settembre 1960 al luglio 1961), \u00e8 notata da Fernand Braudel e nel 1962 entra a far parte della VI sezione dell\u2019<em>\u00c9cole Pratique des Hautes \u00c9tudes<\/em> (successivamente <em>\u00c9cole des Hautes \u00c9tudes en Sciences Sociale<\/em> dal 1975). Come molti storiche e storici della sua generazione, si dedica alla storia quantitativa ed economica e, nel 1965, si inserisce in un\u2019<em>\u00e9quipe<\/em> che lavora a un nuovo progetto, sui \u201cvillages d\u00e9sert\u00e9s\u201d, per il Congresso internazionale di storia economica. Contemporaneamente scrive una tesi di dottorato sul consumo dell\u2019arte e sull\u2019uso del marmo di Carrara (argomento suggeritole da Ruggiero Romano), che discute nel 1966 sotto la supervisione di Jacques Le Goff: <em>Les ma\u00eetres du marbre. Carrara 1300-1600<\/em> \u00e8 il suo primo libro, pubblicato nel 1969. In seguito, rivolge la sua attenzione a Firenze. Tra Parigi, Firenze e gli Stati Uniti inizia la sua collaborazione con David Herlihy, con il quale lavora per dodici anni su un\u2019importante fonte fiscale, il <em>catasto <\/em>fiorentino del 1427 (analisi e codifica dei dati mediante schede perforate). Nel 1978 viene pubblicato quello che rimane uno dei pi\u00f9 grandi \u201cmonumenti\u201d della storia quantitativa e della demografia storica, <em>Les Toscans et leurs familles. Une \u00e9tude du catasto florentin de 1427<\/em> (tradotto in italiano nel 1988). Lo studio meticoloso di 60.000 famiglie (264.000 persone) fornisce una visione dei comportamenti demografici, delle relazioni tra le fasce d\u2019et\u00e0 e tra i sessi, dei patrimoni, dei livelli di ricchezza, delle attivit\u00e0 economiche e delle differenze tra citt\u00e0 e campagna. Punto culminante della storia seriale, il libro rivela anche i limiti della documentazione fiscale per chi, come Christiane Klapisch-Zuber, cerca di costruire una storia della famiglia e dell\u2019intimit\u00e0, e preannuncia anche altre possibili strade per il futuro. In effetti, la parte finale del libro abbozza una storia dei comportamenti e delle traiettorie individuali, abbandonando le categorie, motivo per cui il <em>catasto <\/em>\u00e8 integrato da un\u2019altra fonte, all\u2019epoca poco conosciuta: le <em>ricordanze<\/em>, i libri di famiglia redatti a partire dalla fine del XIII secolo da mercanti fiorentini ansiosi di registrare il passato e il divenire della propria famiglia, che diventeranno una delle fonti privilegiate di Christiane Klapisch-Zuber lungo tutta la sua carriera, mentre costruisce una storia sociale e una storia delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1979, Christiane Klapisch-Zuber \u00e8 stata una delle prime donne a ottenere lo status di <em>Directrice d\u2019\u00e9tudes<\/em> all\u2019<em>\u00c9cole des Hautes \u00c9tudes en Sciences Sociales<\/em>. Il suo seminario principale era dedicato alla \u201cDemografia e antropologia storica dell\u2019Italia medievale\u201d. Allo stesso tempo, in collaborazione con Andr\u00e9 Burgui\u00e8re e Fran\u00e7oise Zonabend, conduceva un seminario congiunto dal titolo \u201cStoria e antropologia delle societ\u00e0 europee (XV-XX secolo)\u201d. Questo seminario multidisciplinare \u00e8 stato in gran parte all\u2019origine della pubblicazione di <em>Histoire de la famille <\/em>(1986), che Christiane Klapisch-Zuber ha curato insieme ad Andr\u00e9 Burgui\u00e8re, Martine Segalen e Fran\u00e7oise Zonabend.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle <em>ricordanze<\/em>, quei libri di famiglia scritti dagli uomini, Christiane Klapisch-Zuber non ha mai smesso di ricercare i destini di ragazze e donne. \u00c8 interessata al modo in cui i \u201cmercanti scrittori\u201d ricostruiscono il loro passato familiare, le loro memorie genealogiche ed elaborano le loro strategie di scrittura. Soprattutto, costruisce gradualmente una storia della vita quotidiana e intima delle donne fiorentine, \u201cmerce del mercato matrimoniale\u201d e \u201cospiti di passaggio\u201d nella <em>casa <\/em>degli uomini. Esamina la nuzialit\u00e0 e le strategie matrimoniali (\u201cIl complesso di Griselda\u201d), i gesti e gli scambi dell&#8217;alleanza, la dote (preoccupazione centrale in questa societ\u00e0 fortemente patrilineare), la sessualit\u00e0, la contraccezione, la fertilit\u00e0, il baliatico, lo svezzamento (pi\u00f9 precoce per le bambine che per i bambini), la maternit\u00e0 (\u201cle madri crudeli\u201d), la vedovanza, la mortalit\u00e0, l\u2019identit\u00e0, l\u2019antroponimia (\u201cil nome rifatto\u201d), la parentela spirituale (dimostra che il <em>comp\u00e9rage<\/em> \u00e8 molto pi\u00f9 importante del padrinato), la vita familiare, l\u2019educazione e l\u2019apprendimento della lettura (\u201cle chiavi fiorentine di Barbablu\u201d), il posto delle donne in quei rituali privati e pubblici su cui la Chiesa, anche nel XV secolo, aveva poca presa. Dal 1979, anno in cui pubblica negli <em>Annales <\/em>un saggio sui riti nuziali toscani (\u201cZachari o il padre spodestato\u201d), fino al 1988, anno in cui pubblica in Italia la sua prima raccolta di articoli (<em>La famiglia e le donne nel Rinascimento a Firenze<\/em>), procede a piccoli passi, approfondendo queste singolari fonti memorialistiche che ha (ri)scoperto e di cui coglie lo straordinario potenziale euristico: nel tempo svilupper\u00e0 un\u2019antropologia storica della famiglia e delle donne estremamente innovativa e originale. Questa ricerca, pubblicata in <em>La Maison et le nom. Strat\u00e9gies et rituels dans l\u2019Italie de la Renaissance<\/em>, nel 1990, \u00e8 ancora al centro delle sue due opere pi\u00f9 recenti, <em>Mariages \u00e0 la florentine<\/em>, pubblicata nel 2020 (tradotta in italiano nel 2022), e de <em>Florence \u00e0 l\u2019\u00e9critoire <\/em>(2023).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni Ottanta, la scoperta di uno straordinario dossier documentario risalente al XIV secolo la port\u00f2 a indagare sui magnati fiorentini, quei nobili proscritti dagli <em>Ordinamenti di Giustizia <\/em>del 1293 che, mezzo secolo dopo, cercarono di riconquistare i loro diritti politici, a costo di un radicale cambiamento di nome e stemma. Insieme a Michel Pastoureau, specialista di araldica, indaga i segni visivi e il sistema antroponimico che strutturavano l\u2019identit\u00e0 di questi nobili (\u201cRuptures de parent\u00e9 et changements d\u2019identit\u00e9 chez les magnats florentins du XIV si\u00e8cle\u201d, <em>Annales<\/em>, 1988). Nel 2006, la sua frequentazione pluridecennale dei magnati e la sua conoscenza della societ\u00e0 e della vita politica di Firenze le consentono di pubblicare un libro straordinario di sintesi dal titolo <em>Retour \u00e0 la cit\u00e9. Les magnats de Florence, 1340-1440 <\/em>(tradotto in italiano nel 2009).<\/p>\n\n\n\n<p>Instancabile ricercatrice, nei suoi lavori pi\u00f9 recenti, Christiane Klapisch-Zuber ha anche esplorato le fonti iconografiche, ricollegandosi indubbiamente al suo sogno d\u2019infanzia di studiare storia dell\u2019arte o addirittura di intraprendere una carriera artistica. La scelta dei temi da esplorare tradisce la sua grande curiosit\u00e0 intellettuale: nel 2000 pubblica <em>L\u2019ombre des anc\u00eatres. Essai sur l\u2019imaginaire m\u00e9di\u00e9val de la parent\u00e9<\/em>, un\u2019imponente opera sulle origini dell\u2019albero genealogico; nel 2015, traccia un ricco ritratto storico e artistico di san Disma, il buon ladrone\u00a0(<em>Le voleur de Paradis. Le Bon larron dans l\u2019art et dans la soci\u00e9t\u00e9 (XIV<sup>e<\/sup>-XVI<sup>e<\/sup> si\u00e8cles<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Christiane Klapisch-Zuber \u00e8 indiscutibilmente la pi\u00f9 eminente specialista francese di storia delle donne e del genere nel tardo Medioevo e nel Rinascimento. Gran parte della sua carriera \u00e8 stata dedicata a questo campo di ricerca. Su iniziativa di Michelle Perrot, \u00e8 stata coinvolta fin dall\u2019inizio nel bollettino <em>P\u00e9n\u00e9lope <\/em>(pubblicato dal 1979 al 1985), che diffondeva le nascenti ricerche sulla storia delle donne. Per due decenni, insieme a C\u00e9cile Dauphin e Arlette Farge, tra le altre, \u00e8 stata una delle pi\u00f9 energiche animatrici di un gruppo di ricercatrici che si riuniva al <em>Centre de Recherches historiques<\/em> dell\u2019<em>\u00c9cole des Hautes \u00c9tudes en Sciences Sociales<\/em> per discutere della ricerca e delle sfide della storia delle donne. \u00c8 in parte da questo gruppo che \u00e8 nata l\u2019<em>Histoire des femmes en Occident<\/em>, pubblicata nel 1990-1991, un\u2019impresa collettiva che rimane oggi la sintesi pi\u00f9 imponente su questo tema e nella quale ha diretto il secondo volume dedicato al Medioevo. Christiane Klapisch-Zuber \u00e8 stata anche direttrice di <em>Mn\u00e9mosyne<\/em> (<em>Association pour le d\u00e9veloppement de l\u2019histoire des femmes et du genre<\/em>). \u00c8 stata inoltre membro del comitato editoriale della rivista <em>Clio, Histoire, Femmes et soci\u00e9t\u00e9s <\/em>fin dalla sua nascita nel 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>Christiane Klapisch-Zuber ha scritto molto anche in Italia e in italiano, suo paese e sua lingua d\u2019elezione. La prima raccolta di articoli su <em>La famiglia e le donne a Firenze nel Rinascimento<\/em> \u00e8 stata pubblicata dall\u2019editore italiano Laterza nel 1988, prima di essere pubblicata in Francia (1990) e in Germania (1995). Tre dei suoi libri sono stati tradotti in italiano e un quarto uscir\u00e0 postumo. Fin dalla sua fondazione nel 1989 \u00e8 stata socia della <em>Societ\u00e0 italiana delle storiche <\/em>(SIS), e in particolare ha collaborato a un\u2019impresa collettiva promossa dalla SIS, curando con Michela Di Giorgio il volume dedicato alla <em>Storia<\/em> <em>del matrimonio, <\/em>uno dei quattro volumi della <em>Storia delle donne in Italia<\/em>, pubblicata da Laterza nel 1996.<\/p>\n\n\n\n<p>Studiosa di fama internazionale, negli Stati Uniti la sua carriera e la sua opera sono state coronate nel 2003 dal prestigioso <em>Paul O. Kristeller Lifetime Achievement Award<\/em>. L\u2019anno successivo le \u00e8 stata conferita la laurea <em>honoris causa<\/em> dall\u2019Istituto Universitario Europeo di Firenze e, nel gennaio 2008, lo stesso titolo dall\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 1993 era stata eletta deputato della <em>Deputazione di storia patria della Toscana<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dotata di uno stile letterario eccellente, Christiane Klapisch-Zuber ha esplorato una notevole variet\u00e0 di approcci demografici, quantitativi, etnografici e microstorici. Ha costruito un\u2019opera di portata e ricchezza considerevoli, in cui la storia delle donne e del genere occupa un posto centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiunque abbia conosciuto Christiane Klapisch-Zuber avr\u00e0 notato immediatamente le sue qualit\u00e0 eccezionali, non solo quelle che la rendono una delle storiche pi\u00f9 eminenti della sua generazione (intelligenza, vivacit\u00e0, intuizione, capacit\u00e0 di aprire nuovi orizzonti, ecc.), ma anche le sue qualit\u00e0 umane: la capacit\u00e0 di ascoltare gli altri con attenzione, il profondo amore per il prossimo, la disponibilit\u00e0, il senso della comunit\u00e0, la modestia, il pudore, la discrezione e un sottile senso dell\u2019umorismo. Christiane Klapisch-Zuber era una grande donna che, pur prendendo le cose molto sul serio, non si prendeva mai sul serio. <a>Aveva appena terminato un nuovo libro intitolato <em>Des vifs et des morts.<\/em><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Isabelle Chabot e Didier Lett<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&lt;http:\/\/www.rmoa.unina.it\/7018\/> per la bibliografia degli scritti. Nata in Alsazia, a Mulhouse (Haut-Rhin), il 30 novembre 1936, Christiane Klapisch-Zuber \u00e8 morta a Parigi il 29 novembre 2024, alla vigilia del suo 88\u00b0 compleanno. Christiane Klapisch-Zuber entra all\u2019\u00c9cole Normale Sup\u00e9rieure di S\u00e8vres nel 1955 e supera il concorso dell\u2019Agr\u00e9gation in storia e geografia nel 1959. 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