{"id":549,"date":"2026-06-17T10:22:56","date_gmt":"2026-06-17T08:22:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rm.unina.it\/?p=549"},"modified":"2026-06-17T10:22:57","modified_gmt":"2026-06-17T08:22:57","slug":"carlo-ginzburg-le-tracce-e-la-prova-1939-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rm.unina.it\/?p=549","title":{"rendered":"Carlo Ginzburg, le tracce e la prova (1939-2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la morte di Carlo Ginzburg scompare uno degli storici che hanno pi\u00f9 profondamente trasformato il modo di concepire e praticare la ricerca storica nel secondo Novecento e nei primi decenni del XXI secolo. Nato a Torino nel 1939, formatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Ginzburg ha insegnato nelle universit\u00e0 di Bologna e di Lecce, all\u2019University of California, Los Angeles, e alla stessa Scuola Normale Superiore. La sua ricerca ha attraversato campi diversi \u2013 storia delle credenze popolari, stregoneria, eresia, processi inquisitoriali, storia delle immagini, storia delle idee, teoria della prova \u2013 tenendoli insieme attraverso una riflessione costante sui fondamenti del sapere storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riflessione si radicava in una genealogia intellettuale ampia, non riducibile a una sola tradizione. Nella formazione di Ginzburg ebbero un ruolo decisivo la lezione filologica e storica di Delio Cantimori, il confronto con Arnaldo Momigliano, l\u2019attenzione di Arsenio Frugoni per la stratificazione delle testimonianze e per le tensioni interne alla documentazione, la frequentazione del Warburg Institute di Londra. Da Cantimori veniva l\u2019esercizio della lettura lenta, dell\u2019attenzione minuta alle parole e ai contesti; da Momigliano la disposizione a interrogare la storiografia come problema, senza separare erudizione e domanda teorica; da Frugoni la consapevolezza che le fonti non sono superfici compatte, ma testi complessi, attraversati da mediazioni, riscritture e conflitti di memoria. Il Warburg Institute gli offr\u00ec invece un laboratorio nel quale immagini, testi, credenze, sopravvivenze simboliche e forme della memoria potevano essere accostati senza essere ricondotti a una disciplina unica. Anche da qui derivava quella singolare capacit\u00e0 di Ginzburg di muoversi tra filologia, antropologia, storia religiosa, storia dell\u2019arte e teoria della prova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche nei corsi di Storia medievale, proprio questa ampiezza di sguardo ha reso i suoi libri una via privilegiata per introdurre gli studenti ai problemi fondamentali della ricerca storica. Non perch\u00e9 Ginzburg fosse, in senso stretto, uno storico del medioevo, ma perch\u00e9 le sue opere permettevano di mostrare con rara efficacia come lavora lo storico: a partire da tracce frammentarie, da documenti prodotti entro rapporti di forza, da testimonianze spesso indirette, filtrate, deformate. In esse diventava visibile il nesso tra lettura ravvicinata delle fonti, costruzione dell\u2019ipotesi, controllo degli indizi e responsabilit\u00e0 dell\u2019interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questo, forse, il punto che rende ancora oggi la sua opera cos\u00ec necessaria. Da <em>I benandanti<\/em> a <em>Il formaggio e i vermi<\/em>, da <em>Miti emblemi spie<\/em> a <em>Storia notturna<\/em>, fino agli scritti pi\u00f9 tardi sul rapporto tra storia, retorica e prova, Ginzburg ha mostrato che la conoscenza storica nasce spesso da un dettaglio marginale, da una traccia apparentemente secondaria, da una voce obliqua conservata in un fascicolo giudiziario o inquisitoriale. Ci\u00f2 che tiene insieme libri tanto diversi non \u00e8 soltanto un repertorio di temi \u2013 stregoneria, cultura popolare, eresia, immagini, credenze, dissimulazione, pensiero politico \u2013 ma una postura conoscitiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ginzburg ha costretto gli storici a prendere sul serio le voci \u201cdeboli\u201d, frammentarie, deformate dalle mediazioni del potere. Nel<em> Formaggio e i vermi<\/em>, il mugnaio Domenico Scandella detto Menocchio non diventa il protagonista di una storia edificante degli umili. Diventa qualcosa di pi\u00f9 complesso: un caso eccezionale che consente di interrogare problemi generali, il rapporto tra cultura orale e cultura scritta, tra letture individuali e circolazione dei testi, tra coercizione istituzionale e immaginazione sociale. Il microcosmo di Menocchio non riduce la storia alla singolarit\u00e0 di un destino individuale; al contrario, mostra come un caso limite possa aprire domande di portata generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo Ginzburg \u00e8 stato importante anche per chi studia il medioevo, pur non essendo un medievista in senso stretto. La sua lezione ha riguardato il modo stesso di avvicinarsi alle fonti: la necessit\u00e0 di leggere lentamente, di diffidare delle categorie troppo piene, di riconoscere le asimmetrie tra chi produce la documentazione e chi vi appare come oggetto di descrizione, sorveglianza, condanna. In un ambito come quello degli studi medievistici, dove tante voci ci giungono filtrate da istituzioni ecclesiastiche, giudiziarie, notarili, amministrative, l\u2019insegnamento di Ginzburg resta decisivo: non basta accumulare testimonianze; occorre interrogare le condizioni che le hanno rese possibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi un altro aspetto, non meno importante. Ginzburg ha difeso l\u2019idea che la storia possa produrre conoscenza, e non soltanto narrazioni pi\u00f9 o meno persuasive sul passato. Ma lo ha fatto senza alcuna ingenuit\u00e0 positivistica: non pensava che i fatti si presentassero allo storico in modo immediato, neutro, trasparente. Al contrario, sapeva bene che ogni documento \u00e8 prodotto entro rapporti di forza, linguaggi, convenzioni, mediazioni istituzionali e culturali. Proprio per questo ha insistito sulla prova, sugli indizi, sul controllo delle inferenze. La conoscenza storica non nasce dalla semplice accumulazione dei dati, ma dal lavoro critico che permette di collegare tracce, formulare ipotesi, verificarle, correggerle. La scrittura della storia, per lui, non era un ornamento successivo alla ricerca: era parte integrante della costruzione dell\u2019argomentazione. Narrare significava ordinare tracce, rendere visibile un percorso, esporre al lettore non solo una conclusione, ma anche le condizioni che l\u2019avevano resa possibile: le prove disponibili, i passaggi inferenziali, le incertezze residue. Il rischio dell\u2019interpretazione consisteva nel muoversi su questa soglia: spingersi oltre la registrazione del dato, senza per\u00f2 attribuire alle fonti pi\u00f9 di quanto esse potessero sostenere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 forse questa la ragione per cui i suoi libri hanno continuato a parlare anche a generazioni di studenti di Storia medievale. Mostravano che la storia non \u00e8 n\u00e9 semplice memoria n\u00e9 libera narrazione; \u00e8 una forma di conoscenza fragile e rigorosa insieme. Fragile, perch\u00e9 dipende da resti incompleti, da testimonianze parziali, da parole spesso pronunciate sotto costrizione. Rigorosa, perch\u00e9 proprio questa fragilit\u00e0 impone cautela, disciplina, attenzione alle mediazioni, responsabilit\u00e0 nell\u2019uso delle prove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordare Carlo Ginzburg significa allora ricordare non solo un grande storico, ma un modo di praticare la storia. Un modo inquieto, indiziario, antidogmatico; capace di passare dal particolare al generale senza dissolvere il particolare, e di cercare strutture profonde senza cancellare l\u2019irriducibilit\u00e0 dei casi individuali. I suoi libri hanno insegnato che il dettaglio non \u00e8 il contrario della grande storia: pu\u00f2 esserne, al contrario, uno degli accessi pi\u00f9 esigenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua lezione si riconosce soprattutto in questa tensione tra immaginazione interpretativa e disciplina della prova. Una traccia minima pu\u00f2 aprire un problema di immensa portata; una voce marginale pu\u00f2 obbligare a riformulare nella sua interezza un problema storiografico; un documento apparentemente marginale pu\u00f2 rivelare le strutture profonde di un mondo sociale, culturale e mentale. Carlo Ginzburg ha insegnato che la verit\u00e0 storica non si possiede, ma si cerca attraverso prove, confronti, esitazioni e correzioni. \u00c8 una lezione che resta. E che oggi, nel momento della sua scomparsa, sentiamo come ancora pi\u00f9 necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberto Delle Donne<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la morte di Carlo Ginzburg scompare uno degli storici che hanno pi\u00f9 profondamente trasformato il modo di concepire e praticare la ricerca storica nel secondo Novecento e nei primi decenni del XXI secolo. 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