{"id":583,"date":"2026-10-10T15:42:54","date_gmt":"2026-10-10T13:42:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rm.unina.it\/?p=583"},"modified":"2026-10-10T15:51:38","modified_gmt":"2026-10-10T13:51:38","slug":"in-ricordo-di-chris-wickham-18-maggio-1950-9-ottobre-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rm.unina.it\/?p=583","title":{"rendered":"In ricordo di Chris Wickham (18 maggio 1950 \u2013 9 ottobre 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 9 ottobre 2026, dopo una breve malattia, ci ha lasciato Chris Wickham, lo storico che pi\u00f9 ha segnato gli studi sul Medioevo delle ultime generazioni, in tutto il mondo. Con la sua straordinaria ampiezza d\u2019interessi e l\u2019inarrivabile capacit\u00e0 d\u2019intuizione, ha trasformato profondamente il modo di studiare le societ\u00e0 e le economie dell\u2019Europa e del Mediterraneo medievali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nato in Galles nel 1950, ha studiato a Oxford, dove ha conseguito il dottorato nel 1975 con una ricerca sulla Toscana settentrionale dell\u2019VIII secolo. Ha insegnato per quasi trent\u2019anni all\u2019Universit\u00e0 di Birmingham e dal 2005 al 2016 \u00e8 stato <em>Chichele Professor of Medieval History<\/em> all\u2019Universit\u00e0 di Oxford e fellow dell\u2019<em>All Souls College<\/em>. Ha ricoperto inoltre importanti incarichi di direzione accademica e, nel 2020-2021, \u00e8 stato direttore della <em>British School at Rome<\/em>. Era membro della <em>British Academy<\/em> e dell\u2019Accademia Nazionale dei Lincei. Al rapporto con l\u2019Italia, nato attraverso lo studio delle fonti toscane, \u00e8 rimasto legato per tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua formazione intellettuale sfugge a una genealogia semplice. Lui stesso raccontava di non aver avuto un solo maestro. Erano state decisive, in momenti diversi, la lettura di Marc Bloch, l\u2019opera di Pierre Toubert sul Lazio, gli studi di Giovanni Tabacco, Cinzio Violante e Vito Fumagalli, la storia sociale di Rodney Hilton e l\u2019incontro con l\u2019archeologia e l\u2019antropologia. Fin dagli esordi, infatti, Wickham non si \u00e8 limitato a trasferire metodi da una tradizione storiografica all\u2019altra. Ha scelto problemi che obbligavano a far dialogare documenti scritti, archeologia, teoria sociale e conoscenza diretta dei luoghi, valutando ogni volta se le categorie impiegate aiutassero davvero a spiegare le differenze tra i casi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 i primi libri sull\u2019Italia altomedievale e poi <em>The Mountains and the City<\/em> (1988) mostrano la fecondit\u00e0 di questa impostazione. Lo studio ravvicinato delle societ\u00e0 appenniniche permetteva di osservare i rapporti tra citt\u00e0 e campagne, le forme della propriet\u00e0 e la capacit\u00e0 d\u2019iniziativa delle comunit\u00e0 locali. Ma per Wickham l\u2019indagine monografica non si esauriva nella ricostruzione di un territorio. Il confronto sistematico era diventato una parte essenziale del suo metodo proprio lavorando a <em>The Mountains and the City<\/em>: per capire perch\u00e9 una societ\u00e0 presentasse certe caratteristiche, occorreva accostarla ad altre societ\u00e0 sufficientemente simili, chiedendosi perch\u00e9 avessero seguito percorsi diversi. Il caso locale acquistava cos\u00ec una portata generale senza perdere la propria specificit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la sua attenzione per l\u2019archeologia nacque da un\u2019esperienza diretta, maturata fin dagli anni giovanili e approfondita nel contatto con gli archeologi italiani. L\u2019archeologia non era per lui un semplice complemento allo studio delle fonti scritte: offriva dati indispensabili su insediamenti, produzione, consumi e circolazione degli oggetti, spesso proprio dove i documenti tacevano. Il dialogo fra le due discipline richiedeva tuttavia rigore. Ancora nel suo penultimo grande libro, <em>The Donkey and the Boat<\/em>, avrebbe insistito sulla necessit\u00e0 di sviluppare autonomamente le argomentazioni fondate sulle evidenze materiali e quelle fondate sui testi, prima di confrontarne i risultati. Era un insegnamento metodologico preciso: l\u2019accordo tra fonti diverse ha valore solo se non \u00e8 stato presupposto in partenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli studi sulla Toscana del XII secolo la sua attenzione si spost\u00f2 sempre pi\u00f9 verso le relazioni interne alle societ\u00e0 locali. <em>Comunit\u00e0 e clientele<\/em> (1995) rese visibili i gruppi dominanti dei villaggi, le reti di dipendenza e la capacit\u00e0 delle comunit\u00e0 rurali di organizzarsi e agire. Le sue ricerche sulla signoria contribuirono inoltre a distinguere forme e intensit\u00e0 diverse del potere signorile, sottraendo il fenomeno a definizioni troppo uniformi. In <em>Legge, pratiche e conflitti<\/em> (2000), uno dei libri cui egli stesso si dichiarava pi\u00f9 affezionato, la documentazione giudiziaria divenne una via per comprendere le strategie delle parti, le loro relazioni prima e dopo la lite, gli argomenti impiegati e i modi effettivi di risolvere i conflitti. Dietro questa scelta c\u2019era anche il confronto con l\u2019antropologia sociale. Wickham spiegava che per capire un processo non basta descrivere ci\u00f2 che avveniva davanti ai giudici: bisogna ricostruire i rapporti nei quali la disputa aveva avuto origine e quelli che sarebbero continuati dopo la sentenza. Per quel libro esamin\u00f2 una quantit\u00e0 enorme di documenti toscani, pur sapendo che solo una piccola parte sarebbe entrata direttamente nell\u2019analisi. Le deposizioni gli consentivano talvolta di avvicinarsi alle parole dei contadini; in altri casi, almeno, alle loro pratiche. Mostrava cos\u00ec come interrogare testimonianze prodotte entro rapporti di potere senza scambiarle per una registrazione immediata delle voci di chi vi compare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con <em>Framing the Early Middle Ages: Europe and the Mediterranean, 400-800<\/em> (2005) Wickham port\u00f2 la comparazione su una scala molto pi\u00f9 vasta. La trasformazione del mondo romano non vi appariva come un percorso unico, replicato con qualche variante nelle diverse regioni. Cambiavano i tempi e le forme della crisi dei sistemi fiscali, della ricchezza aristocratica, dei rapporti di produzione e degli scambi. Per ricostruire quelle traiettorie, il libro integrava sistematicamente fonti scritte e archeologiche e metteva a confronto societ\u00e0 che le tradizioni storiografiche nazionali avevano spesso studiato separatamente. La chiarezza della struttura teorica era parte della sua forza: Wickham rendeva esplicite le categorie con cui lavorava, cos\u00ec che il lettore potesse seguirne e discuterne l\u2019uso. La comparazione, nella sua opera, non serviva a cancellare le differenze. Doveva invece renderle intelligibili. Per questo insisteva sulla necessit\u00e0 di conoscere a fondo le singole regioni e, insieme, di sottrarsi ai racconti che ciascuna storiografia tendeva a dare per acquisiti. Anche le grandi sintesi <em>The Inheritance of Rome<\/em> (2009) e <em>Medieval Europe<\/em> (2016) nascono da questa capacit\u00e0 di passare tra scale diverse. Non offrono una semplice successione di eventi, ma spiegazioni delle strutture sociali e politiche entro le quali quegli eventi diventano comprensibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli anni successivi Wickham torn\u00f2 con nuovo slancio alla storia delle citt\u00e0 italiane. <em>Roma medievale<\/em> (2013) ricostru\u00ec una societ\u00e0 urbana complessa senza ridurla alla storia del papato o delle sue famiglie maggiori. <em>Sleepwalking into a New World<\/em> (2015), tradotto come <em>Sonnambuli verso un nuovo mondo<\/em>, rimise in discussione un racconto consolidato delle origini dei comuni: secondo la sua ipotesi, gli attori politici dell\u2019XI e del primo XII secolo non conoscevano in anticipo l\u2019esito delle loro iniziative. Le forme comunali presero corpo attraverso scelte, conflitti e sperimentazioni, con cronologie differenti da citt\u00e0 a citt\u00e0. Nel corso delle discussioni che il libro ha stimolato, ha pi\u00f9 volte dichiarato che il suo intento non era rinunciare alle grandi interpretazioni, ma chiedere agli storici di riesaminare gli assunti, talvolta radicati in miti nazionali o ideologici, sui quali esse si fondavano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra svolta importante \u00e8 venuta dalla grande ricerca sull\u2019economia mediterranea fra X e XII secolo. <em>The Donkey and the Boat<\/em> (2023), tradotto in italiano come <em>L\u2019asino e il battello<\/em>, \u00e8 nato anche dall\u2019insoddisfazione \u2013 come diceva talvolta \u00abmi fa arrabbiare\u2026\u00bb \u2013 verso il racconto tradizionale della \u201crivoluzione commerciale\u201d, nel quale l\u2019espansione dei mercanti delle citt\u00e0 italiane occupava il centro della scena. Lo studio dei documenti della <em>geniza<\/em> del Cairo e dei papiri arabi, insieme ai dati archeologici, lo ha portato a ricostruire economie regionali e reti di scambio gi\u00e0 attive sulle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo. L\u2019Egitto, al-Andalus, l\u2019Ifr\u012bqiya, la Sicilia e Bisanzio entravano cos\u00ec in un quadro comparativo che ridimensionava il presunto primato iniziale dei porti italiani. Il titolo del libro ne esprime, infatti, una delle tesi principali: prima dei battelli e del commercio sulle lunghe distanze vengono gli asini, cio\u00e8 la circolazione locale e regionale dei beni. Per capire la complessit\u00e0 di un\u2019economia occorre guardare alla produzione e alla domanda interne, ai beni di largo consumo pi\u00f9 che ai soli oggetti di lusso, agli scambi ai quali partecipavano anche i contadini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo ultimo libro, <em>Le due facce del Comune. Governare ed essere governati nell\u2019Italia comunale, 1150-1225<\/em> (2026), ha proseguito la ricerca sui comuni interrogandosi su una fase successiva. Al centro non vi \u00e8 soltanto la crescita delle istituzioni cittadine, ma il modo in cui le citt\u00e0 impararono, con tempi e risultati diversi, a esercitare il potere sulle campagne. Fortissimo il legame con <em>Legge, pratiche e conflitti<\/em>: le deposizioni dei testimoni permettono di osservare anche l\u2019altra faccia di quel processo, ovvero ci\u00f2 che gli abitanti dei villaggi pensavano dell\u2019autorit\u00e0 cittadina. La formazione di pratiche di governo pi\u00f9 regolari emerge cos\u00ec da un rapporto difficile con i governati, che conservavano margini di scelta, opposizione e negoziazione. Anche qui Wickham \u00e8 tornato a documenti in parte noti, ma ha posto loro domande capaci di aprire un\u2019altra prospettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa continuit\u00e0 tra ricerche tanto diverse costituisce forse la sua lezione pi\u00f9 duratura. Wickham insegnava a leggere i documenti in profondit\u00e0, a confrontarsi con l\u2019archeologia, a formulare spiegazioni abbastanza ampie da poter essere messe alla prova del confronto e abbastanza precise da non appiattire le differenze. Insegnava anche che una categoria interpretativa \u00e8 utile finch\u00e9 aiuta a capire le fonti, e che una narrazione autorevole deve poter essere discussa e corretta. \u00c8 stato uno storico capace di cambiare scala, tema e documentazione senza smettere di chiedersi come vivevano e agivano le persone entro le strutture sociali che ricostruiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Complessivamente Chris Wickham \u00e8 stato autore di una quindicina di monografie e di un numero impressionante di saggi, prefazioni, conclusioni, discussioni, che \u00e8 quasi impossibile contare. Ne viene dato in parte conto in una lunga intervista che Chris volle scrivere direttamente in italiano, pubblicata da <em><a href=\"https:\/\/doi.org\/10.6093\/1593-2214\/9090\">Reti Medievali Rivista<\/a><\/em> nel 2022. Vi ripercorreva il proprio lavoro con la stessa franchezza con cui discuteva le ipotesi degli altri: spiegava l\u2019origine delle sue domande, riconosceva i debiti intellettuali e tornava sui punti dei propri libri che avrebbe oggi formulato diversamente. Riletta ora, quell\u2019intervista permette di vedere, dietro una produzione scientifica eccezionale, una inesauribile curiosit\u00e0 e una ricerca rimasta aperta fino agli ultimi anni: curiosa delle fonti nuove, attenta alle obiezioni e sempre pronta a ricominciare da una domanda. Nei mesi scorsi, per esempio, si stava dedicando allo studio del Giappone medievale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo \u00e8 stato Chris Wickham. Ma per chi lo ha conosciuto, anche solo un poco, \u00e8 stato molto di pi\u00f9. \u00c8 stato, semplicemente, Chris. Con il suo sorriso dolce e la sua timidezza, che si leggeva in tanti piccoli gesti. Con la sua incredibile generosit\u00e0 nel segnalare fonti, studi, spunti di ricerca, possibili idee e interpretazioni. Con la disponibilit\u00e0, sempre, ad ascoltare, leggere testi, discutere con chiunque glielo chiedesse: colleghe e colleghi di ogni ordine e grado, giovani ricercatrici e ricercatori all\u2019inizio della loro carriera, che un po\u2019 titubanti non si capacitavano di come uno studioso di tale calibro potesse genuinamente interessarsi alle loro ricerche e domande. \u00c8 stato cos\u00ec per me, ed \u00e8 stato cos\u00ec per moltissimi altri nella nostra comunit\u00e0 scientifica. Perch\u00e9 Chris era una persona umile, e pensava che l\u2019umilt\u00e0 sia una delle qualit\u00e0 pi\u00f9 importanti per chi fa ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo so che il dolore \u00e8 adesso una ferita che brucia, ma peggio sar\u00e0 l\u2019assenza negli anni a venire. Ogni volta che, con la mente magari distratta in qualcuno dei nostri impegni quotidiani, ci verr\u00e0 da pensare: \u00abQuesto devo chiederlo a Chris\u00bb, \u00abQuesto articolo voglio farlo leggere a Chis\u00bb, \u00abChiss\u00e0 Chris cosa ne dice?\u00bb. E allora davvero ci renderemo conto di quanto ci manca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maria Elena Cortese<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 9 ottobre 2026, dopo una breve malattia, ci ha lasciato Chris Wickham, lo storico che pi\u00f9 ha segnato gli studi sul Medioevo delle ultime generazioni, in tutto il mondo. 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