Fonti
Antologia delle fonti bassomedievali
a cura di Stefano Gasparri,
Andrea Di Salvo e Fiorella Simoni
© 2002 – Stefano
Gasparri per “Reti Medievali”
7. Verso il Parlamento
(A) Annali di Londra, RS
76/1, pp. 59-60. (B) Patto di pacificazione tra
Enrico III e il paese (1264). (C) Convocazione al parlamento
delle rappresentanze delle contee e delle città (1295). (D) Edoardo, Statuto (1297).
Il rifiuto di Enrico III di mantenere gli impegni del 1258-59 condusse
alla guerra civile. A nulla valse il giudizio a lui favorevole espresso
da Luigi IX, chiamato a dirimere l'arbitrato. Pur velata dal giudizio
favorevole al re che traspare dal testo degli Annales londonienses,
la partecipazione della nobiltà, raccolta sotto la guida di Simone
di Montfort, conte di Leicester, fu per lo più nel campo avverso
(A). Enrico III fu battuto e fatto
prigioniero a Lewes, nel Sussex (1264).
Siglata una pace (B), vennero convocate
assemblee «parlamentari» dove, oltre ai baroni, erano rappresentate
la piccola nobiltà rurale e la borghesia mercantile e cittadina,
in particolare di Londra.
La via alla formalizzazione del Parlamento era ormai aperta. Anche se
Simone fu sconfitto da una coalizione di baroni contrari all'allargamento
della rappresentanza alla piccola nobiltà, e ucciso in battaglia
l'anno seguente a Evesham, lo stesso, il giovane Edoardo, che aveva
guidato la vittoria, divenuto re (1272) accetterà una forma di
monarchia controllata. Nel 1295 venne convocato il «Parlamento
modello», in cui trovava conferma la rappresentanza dei «comuni»
(C). Il parlamento cominciò
ad essere convocato con una certa regolarità, e i rappresentanti
di contee, città, borghi poterono partecipare a quello che, anche
dal punto di vista della rilevanza politica, restò a lungo il
compito principale cui era chiamata l'assise, e cioè, oltre allo
svolgimento di funzioni di carattere giudiziario, la determinazione,
ripartizione e distribuzione delle imposte.
Come una conferma di una situazione che si avvia ad essere acquisita suona lo
statuto di Edoardo I del 1297 che ribadisce la necessità dell'assenso
all'istituzione delle imposte e il riconoscimento delle libertà consuetudinarie
(D).
(A) L'anno del Signore 1263,
47° del regno del re [1],
il celebre e insigne monastero di Bec in Normandia fu distrutto da un
incendio. Lo stesso anno i baroni d'Inghilterra, spinti da Simone di
Montfort, conte di Leicester, vollero attuare il più possibile
i provvedimenti di Oxford.
Anzitutto essi si adoperarono per esiliare tutti gli stranieri che il
re, la regina e il loro figlio Edoardo [2]
avevano condotto. Ne derivò uno sconvolgimento dello statuto
degli stranieri: infatti chiunque non fosse di lingua inglese era tenuto
dal popolo in grande disprezzo; quindi sia i religiosi che i secolari
di lingua straniera, temendo la morte, si decisero alla fuga clandestina
e si rifugiarono fuori del regno. Edoardo rafforzò il castello
di Windsor, allora assai meno splendido, grazie ai soldati stranieri,
che aveva condotto in Inghilterra, dato che sua madre era di origine
continentale [3].
Tuttavia il re Enrico, trovandosi nella Torre di Londra, vedendosi circondato
da ogni parte e assediato da nemici, si adattò alla pace dei
baroni e ordinò di obbedire alle provvisioni di Oxford. Ma la
regina, irritata ed angosciata, parve opporsi per quanto le fu possibile
a questa politica, cui ella rifiutò la sua approvazione. Quindi,
uscita dalla Torre, mentre stava avviandosi attraverso il Tamigi verso
Windsor, dove erano gli stranieri con suo figlio, fu sorpresa dai londinesi
e da costoro, come forsennati, accolta con grida e ingiurie e respinta
vilmente con lancio di pietre e fango e uova di sotto il ponte; tale
oltraggioso trattamento fu di ostacolo alla pace, naturalmente. Quindi,
radunatisi a Windsor, gli stranieri su invito di Edoardo lasciarono
l'Inghilterra senza speranza di ritornarvi.[…]
In seguito, nel giorno della Natività della Santa Vergine [4],
ebbe luogo, a Londra, una grande assemblea dei grandi d'Inghilterra
e dei prelati. Là, gli statuti di Oxford furono pubblicamente
letti, con ordine per tutto il regno di osservarli da parte del re e
di ristabilire tutte le buone decisioni che erano state prese anteriormente.
Poco tempo dopo si riunì un Parlamento a Londra. In esso si attuò
la scissione fra i baroni, conformemente …………so sarà
desolato”. Di fatto, numerosi baroni erano passati dalla parte del re
e di Edoardo, uomo di grande proibità, liberandosi dalle compromissioni.
In seguito il re marciò alla testa di un grande esercito, perché
i più grandi signori erano ormai con lui. Ma, quando egli volle
entrare nel castello di Dover, ciò gli fu impedito. Furioso,
ritornò a Westminster ed inviò lettere segrete a certi
cittadini di Londra perché l'ingresso fosse impedito a Simone,
conte di Leicester, e ad altri baroni. Il detto Simone e i suoi erano
a Suthwerk [5].
Il potente esercito del re si avvicinava appunto a Suthwerk con la speranza
di impadronirsi di lui di sorpresa. Ma il (popolo comune) di Londra,
vedendo questa manovra, si precipitò verso le porte, spezzò
le grosse catene, accorse in massa presso Simone: in tal modo fu liberato
quella volta Simone con il suo piccolo esercito. Informato dai suoi
esploratori, il re, vista la folla numerosa dei Londinesi venire in
soccorso del conte, fece ritirare i suoi uomini.
In seguito a questi avvenimenti, ci si adoperò da una parte e dall'altra
per il ristabilimento della pace, tanto da parte del re di Francia
che da parte dell'episcopato inglese. La soluzione fu che il re ed
i baroni d'Inghilterra si sarebbero rimessi al parere ed all'arbitrato
del re di Francia [6] circa la controversia
derivata dalle provvisioni di Oxford ed intorno a ogni altro danno
o furto avvenuto nel regno, e sarebbero andati in Francia dopo Natale
per ricevere la sentenza del re di Francia su questo dissidio. Annali di Londra, RS 76/1, pp. 59-60.
[1] Enrico III.
[2] Il futuro Edoardo I nato nel
1239, diverrà re nel 1272 fino alla morte, avvenuta nel 1307.
[3] Eleonora (m. 1292) era figlia
di Raimondo-Berengario IV, conte di Provenza, e di Beatrice di Savoia.
[4] 8 settembre.
[5] Nei dintorni di Londra.
[6] Luigi IX.
(B) Questa è la forma
della pace comunemente e concordemente approvata dal signor re e dal
signor Edoardo suo figlio, dai prelati e da tutti i nobili e dall'intera
comunità del regno d'Inghilterra, e cioè che l'ordinanza
relativa al mantenimento della pace del regno, ordinanza fatta nel parlamento
riunito a Londra intorno alla festa della natività di san Giovanni
Battista [1]
appena trascorsa, rimanga valida, stabile ed efficace fino al completamento
della pace tra il signor re e i baroni, che è stata avviata a
Lewes nei termini di un compromesso. Fino a quel momento ci si atterrà
all'ordinanza per tutta la durata del regno del predetto re ed anche
nel regno del signore Edoardo, quando diverrà re, fino a una
data che deve essere stabilita. E la predetta ordinanza è la
seguente.
Per riformare lo stato del regno d'Inghilterra siano eletti e nominati
tre uomini [2]
prudenti e fedeli provenienti dal regno che dal signor re abbiano l'autorità
e il potere di eleggere o nominare per conto del signor re nove consiglieri;
dei quali nove tre, alternandosi o a turno, siano sempre presenti a
corte. E il signor re, su consiglio di questi nove, ordini e disponga
riguardo la custodia dei presidii e di tutti gli altri affari del regno.
Il signor re metta a capo, sempre con il consiglio dei predetti nove,
il giudice, il cancelliere, il tesoriere e gli altri ufficiali maggiori
o minori in tutte quelle cose che concernono il governo della corte
e del regno. I primi elettori o nominatori giureranno di eleggere o
nominare secondo coscienza consiglieri appropriati e fedeli all'onore
di Dio e della Chiesa, e all'utilità del signor re e del regno.
I consiglieri e tutti gli ufficiali, superiori e inferiori giureranno
al momento del loro insediamento di espletare i propri compiti, al loro
meglio, fedelmente, a onore di Dio e della Chiesa, per il bene del signore
e del regno, senza compenso tranne il cibo e le bevande che comunemente
si apparecchiano sulle mense. Se i predetti consiglieri o alcuni o qualcuno
dei loro si fossero comportati male nell'amministrazione loro affidata,
o bisognasse sostituirli per altro motivo, il signor re con il consiglio
dei tre principali elettori o nominatori rimuova chi riterrà
di dover rimuovere e, per il tramite degli stessi [consiglieri] sostituisca
e faccia eleggere al loro posto altri fedeli e idonei. Se gli ufficiali
superiori o inferiori si comportassero male nei loro incarichi il signor
re con il consiglio dei predetti nove li rimuova senza esitare, sempre
con il consiglio dei predetti con altri al loro posto. Se i tre elettori
o nominatori fossero in disaccordo sull'elezione dei consiglieri o se
i consiglieri discordassero nella nomina degli ufficiali o nel disporre
o gestire altri affari del signor re o del regno, sia fermamente osservato
ciò che concordemente da due parti sia stato fatto e ordinato;
purché negli affari che riguardano la Chiesa uno dei due sia
un prelato della Chiesa. E se accada che su alcuni argomenti tra i nove
non ci siano due concordi, su quella discordia sia tenuto per fermo
l'avviso dei primi tre elettori o nominatori o della maggior parte di
loro. E se sembri necessario alla comunità dei prelati e dei
baroni che al posto di alcuni o di qualcuno siano fatti eleggere e sostituiti
altri o qualcun altro, il signor re con il consiglio della comunità
dei prelati e dei baroni li sostituisca con altri o con un altro. Tutte
queste predette cose faccia il signor re con il consiglio dei predetti
nove nella forma predetta, o essi stessi al posto e per autorità
del signor re, per il tempo che varrà la presente ordinanza finché
l'intesa stretta presso Lewes e poi sigillata dalle parti, sia stata
concordemente ratificata o finché non sarà approvata un'altra
decisione presa concordemente dalle parti. Quest'ordinanza fu fatta
a Londra con il consenso, la volontà e per ordine del signor
re nonché dei prelati, dei baroni e delle comunità allora
colà presenti. Come testimoni, apposero le loro firme su questa
scrittura i signori arcivescovi Riccardo di Lincoln e Ugo di Ely, R[uggero]conte
di Norfolk e maresciallo d'Inghilterra, R[oberto] di Vere, conte di
Oxford, Humphrey di Bohun, Guglielmo di Montchenesy e il sindaco di
Londra.
Stabilito nel parlamento di Londra, nel mese di giugno dell'anno 1264.
Viene anche disposto che sia debitamente riformato lo stato della Chiesa
inglese. Viene anche disposto che i predetti tre elettori e i consiglieri
dei quali è fatta menzione nella predetta ordinanza di Londra,
e i custodi dei castelli e tutti i balivi del signor re siano sempre indigeni;
mentre gli stranieri vengano pure pacificamente, dimorino e possano ripartire.
E sia i laici che vogliano risiedere nei loro possedimenti come i chierici
nei loro benefici e anche i mercanti e tutti gli altri impegnati nei loro
affari, vengano liberamente e pacificamente si trattengano pacificamente,
senza armi o accompagnati da un numeroso e sospetto seguito. E nessuno
di loro venga mai assunto in nessuno ufficio o baillia, o nella corte
del signor re. Le carte delle libertà generali e delle foreste
precedentemente concesse dal signor re ai suoi sudditi inglesi e gli statuti
concernenti le revoche delle imposizioni, le rotazioni degli sceriffi,
la composizione delle corti e altre cose che l'anno passato il signor
re aveva fatto pubblicare nelle singole contee con lettere patenti siano
osservate in perpetuo insieme con le lodevoli consuetudini del regno da
qualche tempo approvate e si provveda perché meglio e più
compiutamente siano fatte osservare. Inoltre viene stabilito che il signor
re e il signor Edoardo rimettano ai baroni e a coloro che furono con loro
ogni ingiuria e rancore in modo che, in relazione alle cose che avvennero
durante il passato disordine, non si rivalgano su nessuno di loro o permettano
che essi siano danneggiati dai propri uomini. E facciano giurare tutti
i loro balivi, al momento dell'assunzione della carica, che riguardo alle
predette circostanze, non danneggeranno nessuno ma amministreranno con
equanimità la giustizia e provvederanno ad assicurare una buona
sicurezza sì che tutte queste cose siano fermamente osservate. Patto di pacificazione tra Enrico III e il paese (1264). [1] Il 24 giugno.
[2] Simone di Montfort, Gilberto di
Clare conte di Gloucester e il vescovo di Chichester Stefano Bersted.
(C) Il re allo sceriffo di Northampton.
Dato che intendiamo avere un consulto e accordarci con i conti, i baroni
e gli altri uomini più importanti del nostro regno per approntare
rimedi contro i pericoli che in questi giorni travagliano il suddetto
reame e per questa ragione ho comandato loro di riunirsi a noi la domenica
subito successiva alla festività di san Martino nell'inverno che
si avvicina, a Westminster, per accordarci stabilire e fare ciò
che sia necessario per evitare questi pericoli; noi vi richiediamo precisamente
di fare in modo che due rappresentanti della contea, due cittadini per
ogni città nella stessa contea e due borghesi per ogni borgo, scelti
tra chi sia particolarmente saggio e operoso siano eletti senza indugio
e vengano presso di noi nel suddetto tempo e luogo. Inoltre i suddetti
rappresentanti devono avere pieno e competente potere per se stessi e
la comunità e la suddetta contea e i suddetti cittadini e borghesi
per se stessi e le comunità rispettivamente delle suddette città
e borghi, per essere lì allora per fare ciò che allora sarà
stabilito in proposito di comune accordo: così i suddetti lavori
non resteranno incompleti in nessun modo per difetto di questo potere. Convocazione al parlamento delle rappresentanze delle contee e delle città (1295). (D) 1. Nessuna taglia o contributo
sarà imposta o prelevata da noi e dai nostri successori, nel
nostro regno, senza la volontà e il comune assenso degli arcivescovi,
vescovi ed altri prelati, conti, baroni, uomini d'arme, borghesi ed
altri uomini liberi del nostro regno.
2. Nessun ufficiale sia nostro sia dei nostri eredi potrà confiscare
grano, lane, cuoi ed altri oggetti da chiunque, senza la volontà
ed il consenso di colui al quale questi oggetti appartengono.
3. Nulla sarà prelevato sui sacchi di lana a titolo di angheria
o qualsiasi altro.
4. Vogliamo inoltre, ed accordiamo per noi ed i nostri successori, che tutti i chierici e
i laici del nostro regno godano di tutte le loro leggi, libertà, libere consuetudini,
così pienamente e interamente come hanno fatto allorquando questo godimento è
stato il più pieno e il più intiero. E se noi e i nostri successori faremo
statuti o introdurremo usi contrari a queste libertà, o a qualche articolo del
presente statuto, noi vogliamo e decidiamo che tali statuti ed usi siano nulli e senza
effetto per l'avvenire [1]. Edoardo, Statuto (1297). [1] Il testo deriva da una petizione
presentata al principe Edoardo …
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