Lauro Martines (1927-2026)

Si è spento a Londra il 13 giugno 2026, all’età di 98 anni, l’insigne storico Lauro Martines. Nel corso di una lunga e feconda carriera seppe unire l’attività di studioso a quella di critico e scrittore, affermandosi come uno dei più autorevoli e versatili interpreti della storia dell’Italia rinascimentale – in particolare della Firenze quattrocentesca – e dell’Europa della prima età moderna.

Nato a Chicago il 22 novembre 1927, Martines prestò servizio nell’esercito degli Stati Uniti prima di conseguire l’A.B. alla Drake University nel 1950 e, nel 1960, il Ph.D. in Storia alla Harvard University, sotto la guida di Myron Gilmore. Tra il 1962 e il 1965 fu titolare di una delle prime borse di studio di Villa I Tatti, il centro di studi della Harvard University a Firenze. Quel soggiorno gli consentì di frequentare assiduamente l’Archivio di Stato, la cui ricchissima documentazione avrebbe costituito il fondamento dei suoi pionieristici studi fiorentini. Dopo un breve periodo di insegnamento al Reed College, in Oregon, nel 1966 fu chiamato alla University of California, Los Angeles, dove insegnò Storia fino al pensionamento, nel 1992. Già nel 1989 aveva acquistato una dimora londinese in stile georgiano a Gloucester Crescent, celebre enclave letteraria della capitale britannica, dividendosi per alcuni anni tra Londra e Los Angeles; dopo il pensionamento vi si stabilì definitivamente e vi trascorse il resto della vita.

Martines appartenne a una straordinaria generazione di studiosi americani del secondo dopoguerra – tra gli altri Marvin Becker, William Bowsky, Gene Brucker, Eric Cochrane, Richard Goldthwaite, David Herlihy e Donald Weinstein – che, spesso formatisi alla scuola di illustri storici europei rifugiatisi negli Stati Uniti, esplorarono con passione gli archivi fiorentini e toscani, contribuendo a rinnovare profondamente la storia sociale, economica e politica della città italiana in epoca medievale e rinascimentale. Il contributo di Martines a quell’impresa fu originale e duraturo: lo distinsero l’ampiezza dello sguardo politico, le notevoli doti di scrittore e, soprattutto, un forte e tenace senso della giustizia e dell’ingiustizia.

Con The Social World of the Florentine Humanists, 1390-1460 (1963), Martines prese nettamente le distanze dalle tradizioni idealistiche ed erudite della storia delle idee. Non studiò soltanto le opere degli umanisti, ma gli umanisti stessi: le loro famiglie, i matrimoni, i patrimoni, gli investimenti, le cariche pubbliche. Mostrò così quanto le imprese dell’umanesimo fossero radicate nella cultura dell’élite cittadina e nelle sue pretese di potere. Davvero innovativo, questo suo primo libro divenne un testo fondamentale per la storia sociale delle idee, diverso da ogni altro studio che lo avesse preceduto.

Martines sviluppò ulteriormente questa prospettiva in Lawyers and Statecraft in Renaissance Florence (1968), dedicato a circa duecento giuristi e al modo in cui essi contribuirono a orientare le scelte politiche, la diplomazia e il quotidiano funzionamento della macchina di governo. Fu tra i primi a servirsi sistematicamente dei consilia, i pareri formulati dai giuristi in circostanze specifiche, come testimonianza del modo in cui il diritto dotto plasmava le pratiche politiche e costituzionali, e ne era a sua volta plasmato. Riconoscendo ad avvocati e notai un ruolo non solo tecnico, ma propriamente politico, come agenti dello stato ed elaboratori della sua ideologia, Martines mise in luce la dimensione costituzionale meno visibile della repubblica e l’esercizio concreto del potere, che le storie politiche più convenzionali avevano spesso trascurato.

Nel suo influente libro di sintesi Power and Imagination: City-States in Renaissance Italy (1979), tradotto in italiano con il titolo Potere e fantasia. Le città stato nel Rinascimento (1981), Martines propose un’ampia interpretazione che collegava il potere politico ed economico all’arte, alla letteratura e al pensiero: all’“imagination”, o “fantasia”, evocata dal titolo. Molto letto nei corsi universitari, il volume fu definito dalla New York Review of Books un libro concepito quasi “per sostituire, o soppiantare, Burckhardt”. Resta ancora oggi una rappresentazione vivace, vigorosa e fortemente personale della città-stato italiana.

Gli interessi di Martines furono di straordinaria ampiezza. Con la moglie, la scrittrice irlandese Julia O’Faolain, curò Not in God’s Image (1973), una delle prime e più utilizzate antologie documentarie di storia delle donne. Convinto dell’intreccio profondo tra letteratura e storia, scrisse Society and History in English Renaissance Verse (1985), scelse e introdusse una raccolta di novelle italiane in An Italian Renaissance Sextet (1994) e indagò le tensioni sociali e politiche sottese alla poesia in Strong Words (2001). Negli ultimi decenni raggiunse un pubblico più ampio con due avvincenti opere di storia narrativa: April Blood (2003), tradotto in italiano come La congiura dei Pazzi. Intrighi politici, sangue e vendetta nella Firenze dei Medici (2004), dedicato alla congiura dei Pazzi del 1478 e alle sue conseguenze; e Fire in the City (2006), tradotto come Savonarola. Moralità e politica a Firenze nel Quattrocento (2008), sull’ardente predicatore domenicano Girolamo Savonarola. Con Furies: War in Europe, 1450-1700 (2013) si rivolse poi all’orrore e alla devastazione quasi inimmaginabili della guerra nella prima età moderna. Pubblicò anche opere di narrativa, tra cui i romanzi Loredana (2004) e Chronicle of a Good-Looking Family (2022). Prosatore elegante e critico acuto, fu per molti anni anche un apprezzato recensore per il Times Literary Supplement.

Lo aveva preceduto nella morte, nel 2020, la moglie Julia, con la quale era stato sposato per oltre sessant’anni. Gli sopravvive il figlio Lucien. Generazioni di storici lo ricordano come amico, mentore e maestro del mestiere. In riconoscimento della sua profonda influenza, nel 2011 gli fu offerto il volume di studi The Politics of Law in Late Medieval and Renaissance Italy: Essays in Honour of Lauro Martines.

Con la scomparsa di Lauro Martines viene meno uno degli ultimi rappresentanti della generazione pionieristica di studiosi americani che rifondò lo studio della Firenze rinascimentale. Sarebbe una grave perdita se la loro lezione si disperdesse con loro. L’esempio di Martines – il paziente lavoro d’archivio posto al servizio di interrogativi di grande respiro, condotti con audacia ed esposti con brio – resta un modello degno di essere imitato. I giovani studiosi, in Italia e altrove, farebbero bene a tornarvi.

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